Prima gli italiani: esegesi di un mito

“Prima gli italiani”. 

Ultimamente leggo spesso questa frase, senza mai soffermarmici più di tanto, considerandola uno slogan populista degno di nessuna attenzione. 

Però sembra avere molto appeal su altri. Allora proverò ad andare oltre, ed a capire qual è il messaggio che c’è dietro. 

“Prima”, nel senso di anteposizione di qualcosa a qualcos’altro. In una ordinaria situazione di scarsità delle risorse, bisogna fare delle scelte oculate perché queste vengano sfruttate al meglio . E questi sono principi economici noti ai più. 

La situazione da tutelare maggiormente, quindi, sarebbe quella degli italiani. “Italiani” in che senso? Di chi stiamo parlando? Le risposte date sono varie, e tutte latamente populiste e demagogiche: i pensionati, i poveri, le famiglie (rigorosamente tradizionali, per carità). 

Il secondo termine di paragone, sottinteso alla frase d’effetto, è “degli immigrati”. Stranieri, che non pagano le tasse e non fanno parte, quindi, della nostra comunità; è ragionevole, allora, che i loro interessi vengano posposti ai nostri, dato che le risorse sono scarse e non possiamo far tutto. 

Fila, vero? 

E invece no. Questo è un falso sillogismo: una concatenazione di ragionamenti sensati e logicamente coerenti, ma che si basano su presupposti sbagliati o tralasciano circostanze importanti del caso concreto. 

È vero che le risorse sono scarse, ma è irrazionale mettere sullo stesso piano le esigenze di tutti, basandosi sull’unico dato dell’appartenenza o meno ad una ristretta cerchia. 

È come se, una sera, un perfetto estraneo, in fin di vita, bussasse alla porta della vostra famiglia chiedendovi aiuto; lo lascereste fuori, senza preoccuparvi di farlo sdraiare da qualche parte e chiamare i soccorsi? Se la risposta è “sì” commettereste un reato, omissione di soccorso. Ma sono certa che le ore di religione della scuola elementare suggeriscano la risposta giusta a chiunque. 

Dire “prima gli italiani” significa sostenere che, in una situazione come quella descritta sopra, sia più giusto continuare con le proprie occupazioni e seguire i propri programmi che porsi il problema di reagire a un’emergenza. Un’ipotesi assurda, lontana dalla realtà, che qualcuno vorrebbe far passare per normalità. 

Ma d’altronde, si cerca pure di far passare il buon senso per buonismo. Termine che non significa nulla, ma questa è un’altra storia. 

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