Biondo è sempre meglio

Può sembrare una frase fatta, ma l’attualità lo conferma: biondo è sempre meglio.

Perché? Perché è il colore del brio, della frivolezza, della gioia di vivere, di molte delle principesse Disney? No, o almeno non solo.

Io non so se lo sapete, ma il biondino dei Cugini di Campagna (che se digitate la parola “biondo” su google esce come terzo risultato), dopo aver lasciato la band (??) per cominciare una carriera da solista, ha intrapreso un tour in giro per l’Italia, con grande risalto mediatico e successo di pubblico. Lasciamo stare il fatto che avesse lasciato i Cugini perché erano fossilizzati su falsetto, Anima mia e Preghiera, e che adesso canti in falsetto Anima mia e Preghiera: questo è un grande messaggio di speranza. Un uomo, pur pettinandosi in modo improbabile da vent’anni e cantando le stesse tre canzoni a ripetizione dallo stesso arco di tempo, può risollevarsi, continuando a fare esattamente le stesse cose di prima, ma in autonomia e traendo da questo una grande soddisfazione personale. C’è da imparare da tutto ciò.

Che dire, poi, di Patty Pravo, che, mentre tutti i suoi colleghi coetanei sono a casa a guardare Sanremo, o a Sanremo a prendere cachet milionari per esibirsi in medley di vecchi successi, partecipa con una canzone in gara, e rischia anche di vincere. A lei non importa nulla di quelli che su twitter scrivono che ha – anzi, non ha – il naso come Voldemort, che sui capelli sembra avere un uccello a forma di ananas o che ha perso la voce con l’ultimo cannone fattosi: per questo è un’icona. Divina e superiore a tutti, a più di settant’anni su quel palcoscenico potrebbe pure ruttare, come scritto da qualcuno, e noi dovremmo solo stare zitti, in riverente adorazione.

Raffaella Carrà, di nuovo giudice di The Voice of Italy – programma che non vorresti mai guardare, ma del quale bastano cinque minuti per trascinarti nel tunnel del trash – si presenta con arcobaleni sulla giacca e alle unghia, accenna passi di danza facendo impallidire le povere concorrenti che perdono miseramente ogni confronto, canta “com’è bello far l’amore” e scuote il caschetto color platino. Ha sempre vent’anni dentro, e fuori ne dimostra al massimo quaranta. Vive ancora con due uomini e afferma, in un’intervista, di essere cresciuta con due donne e non essere venuta su tanto male, conscia del fatto che chiunque firmerebbe col sangue pur di arrivare alla sua età come lei.

Ultimo, ma non per importanza, Leonardo Di Caprio, il sogno plato-erotico di tutte le ragazze che nel 1997 avevano tra gli 8 e i 35 anni. Non è più biondissimo in realtà, nessuno lo è superati i 25 anni, e nessun vero uomo si tingerebbe i capelli di biondo; dunque se tutti gli uomini sono mortali, Socrate è uomo, Socrate è mortale,  Di Caprio è castano ma ci piace ricordarlo biondino e sorridente che urla “sono il re del mondo” sulla prua del Titanic, mezz’ora prima che si schianti contro un iceberg. Scegliere di mettersi in gioco sempre e solo in quello che crediamo, non curarsi dei meme ironici di Facebook ed essere bellissimi: sono questi i valori che ci trasmette Leo, e che dobbiamo sempre tenere a mente.

Da questi esempi si può solo imparare. Biondo è caparbietà, tenacia, spensierato rifiuto del tempo che passa, allegria, canzoni pop e balletti simpatici: se tutti fossimo un po’ più biondi, meno inclini all’auto (e, soprattutto, all’altrui) controllo e giudizio, il mondo sarebbe migliore.

blonde

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